Ne
erano presenti ben nove specie. Quest’anno non ne è stata
riscontrata traccia alcuna. La colpa è del moltiplicarsi dei
conigli selvatici che, da bravi erbivori, hanno fatto strage
delle vegetazione vivarese. Lasciando gli ambientalisti nel
guado di un dilemma apparentemente irrisolvibile. L’allarme è
stato lanciato dalla Lipu, la Lega per la protezione uccelli, la
quale teme un impoverimento complessivo delle biodiversità del
più piccola delle isole flegree, con danni irreparabili anche
per gli uccelli e gli insetti che la popolano. Spiega il
professor Costantino D’Antonio, delegato Lipu: «L’equilibrio in
natura si basa su una piramide elementare ben strutturata, con
il classico esempio dell’erba mangiata dall’erbivoro e
l’erbivoro mangiato dal carnivoro. Se ci sono erbivori senza
carnivori, la popolazione di erbivori cresce a dismisura a danno
delle specie vegetali, fino a quando la vegetazione non riesce
più a soddisfare la popolazione di erbivori i quali migrano in
altre aree. Ma, essendo Vivara un’isola - continua D’Antonio - a
un certo punto, questi muoiono. I conigli, a Vivara, furono
introdotti secoli fa per soddisfare gli impeti di caccia dei
Borboni. Andati via i reali, i conigli si erano estinti. Ma
alcuni cacciatori isolani li hanno reintrodotti. Solo che la
caccia a Vivara è vietata. Da qui la riproduzione dei roditori
con tutte le nefaste conseguenze di degrado ambientale». A
questo punto sorge la paradossale domanda: non sarebbe opportuno
sospendere, per un certo periodo, il divieto di caccia? «Idea
corretta ma malsana - s’indigna il professore D’Antonio - perché
la caccia è morte, e poi, in tal modo, si darebbe disturbo alla
fauna selvatica e ai predatori naturali che potrebbero
colonizzare il territorio. Come, ad esempio, sta avvenendo con
lo sparviere che rifugge l’uomo e che, proprio grazie alla non
presenza degli umani a Vivara, da due anni nidifica nella
riserva». Che fare allora? Qui gli ambientalisti si affidano
alla Provvidenza, o forse al destino. «La nostra speranza è
l’arrivo di qualche malsania estiva in grado di decimare i
conigli guastatori», dice D’Antonio. Cinque, sei anni fa -
conclude il delegato della Lipu - l’estinzione dei conigli portò
un’ondata di gran gioia fra tutte le piante di Vivara:
riapparvero gli allori, esplosero le orchidee, le orobanche,
ritornarono a nascere le carote selvatiche. Parimenti
aumentarono gli insetti e gli uccelli insettivori. Insomma la
Natura rinnovava il suo miracolo. Poi l’uomo introdusse i nuovi
conigli ...»
E per Vivara i
guai non finiscono qua. Il ritardo del collaudo del ponte che la
unisce a Procida, che ha subito importanti lavori, non consente
il trasferimento dei mezzi e dei materiali edili per mettere in
sicurezza gli storici edifici cadenti dell’isolotto. All’appello
dell’avvocato Mariano Cascone, presidente dell’ente proprietario
dell'isolotto, ha risposto il monitoraggio della Guardia
Costiera, retta dal tenente di vascello Flavia La Spada, per un
eventuale trasferimento via mare. L’operazione non sarebbe priva
di difficoltà per la presenza dei bassi fondali e l’estrema
perpendicolarità delle coste.
Dal canto suo
Maurizio Marinella, presidente del comitato di gestione della
riserva, preannuncia il prossimo lancio del piano di gestione.