Da Il Mattino di venerdì 10 giugno 2011

   
Domenico Ambrosino Procida.
 
 A Vivara non fioriscono più le orchidee
 

Ne erano presenti ben nove specie. Quest’anno non ne è stata riscontrata traccia alcuna. La colpa è del moltiplicarsi dei conigli selvatici che, da bravi erbivori, hanno fatto strage delle vegetazione vivarese. Lasciando gli ambientalisti nel guado di un dilemma apparentemente irrisolvibile. L’allarme è stato lanciato dalla Lipu, la Lega per la protezione uccelli, la quale teme un impoverimento complessivo delle biodiversità del più piccola delle isole flegree, con danni irreparabili anche per gli uccelli e gli insetti che la popolano. Spiega il professor Costantino D’Antonio, delegato Lipu: «L’equilibrio in natura si basa su una piramide elementare ben strutturata, con il classico esempio dell’erba mangiata dall’erbivoro e l’erbivoro mangiato dal carnivoro. Se ci sono erbivori senza carnivori, la popolazione di erbivori cresce a dismisura a danno delle specie vegetali, fino a quando la vegetazione non riesce più a soddisfare la popolazione di erbivori i quali migrano in altre aree. Ma, essendo Vivara un’isola - continua D’Antonio - a un certo punto, questi muoiono. I conigli, a Vivara, furono introdotti secoli fa per soddisfare gli impeti di caccia dei Borboni. Andati via i reali, i conigli si erano estinti. Ma alcuni cacciatori isolani li hanno reintrodotti. Solo che la caccia a Vivara è vietata. Da qui la riproduzione dei roditori con tutte le nefaste conseguenze di degrado ambientale». A questo punto sorge la paradossale domanda: non sarebbe opportuno sospendere, per un certo periodo, il divieto di caccia? «Idea corretta ma malsana - s’indigna il professore D’Antonio - perché la caccia è morte, e poi, in tal modo, si darebbe disturbo alla fauna selvatica e ai predatori naturali che potrebbero colonizzare il territorio. Come, ad esempio, sta avvenendo con lo sparviere che rifugge l’uomo e che, proprio grazie alla non presenza degli umani a Vivara, da due anni nidifica nella riserva». Che fare allora? Qui gli ambientalisti si affidano alla Provvidenza, o forse al destino. «La nostra speranza è l’arrivo di qualche malsania estiva in grado di decimare i conigli guastatori», dice D’Antonio. Cinque, sei anni fa - conclude il delegato della Lipu - l’estinzione dei conigli portò un’ondata di gran gioia fra tutte le piante di Vivara: riapparvero gli allori, esplosero le orchidee, le orobanche, ritornarono a nascere le carote selvatiche. Parimenti aumentarono gli insetti e gli uccelli insettivori. Insomma la Natura rinnovava il suo miracolo. Poi l’uomo introdusse i nuovi conigli ...»

 

E per Vivara i guai non finiscono qua. Il ritardo del collaudo del ponte che la unisce a Procida, che ha subito importanti lavori, non consente il trasferimento dei mezzi e dei materiali edili per mettere in sicurezza gli storici edifici cadenti dell’isolotto. All’appello dell’avvocato Mariano Cascone, presidente dell’ente proprietario dell'isolotto, ha risposto il monitoraggio della Guardia Costiera, retta dal tenente di vascello Flavia La Spada, per un eventuale trasferimento via mare. L’operazione non sarebbe priva di difficoltà per la presenza dei bassi fondali e l’estrema perpendicolarità delle coste.

 

Dal canto suo Maurizio Marinella, presidente del comitato di gestione della riserva, preannuncia il prossimo lancio del piano di gestione.