PROCIDA
15-2-2008
Problema Rifiuti: le considerazioni e le proposte di Costantino D’Antonio, responsabile LIPU di Procida

«La tariffa rifiuti per premiare chi produce meno immondizia»


Guglielmo Taliercio | Procida

Sulla questione dell’emergenza rifiuti, in atto nella Regione Campania, abbiamo sentito il parere del prof. Costantino D’Antonio, docente presso l’istituto Comprensivo “F. Caracciolo” – “G. da Procida” di Procida, da tempo impegnato con la LIPU, di cui è responsabile per l’isola di Procida, ad affrontare problematiche di carattere ambientale.

La Campania, quindi anche Procida, è alle prese con il problema rifiuti. Come se ne esce?

Il primo passo è la riduzione dei rifiuti prodotti. Alla Federico II c’è il laboratorio per ecodesign merci. Mettiamo insieme università e produttori e troviamo contenitori meno pesanti. Non è possibile che compriamo, mediamente, 200 grammi di imballaggi per 10 grammi di prodotto. Un’altra strada da percorrere subito è un accordo con la grande distribuzione, che imponga di disimballare i prodotti all’uscita dei supermercati, dove allestire centri di raccolta. Poi nel 2010 sarà obbligatorio produrre sacchetti per la spesa in mater-b un prodotto estratto dal mais biodegradabile al 100%. Si potrebbero anticipare i tempi stringendo accordi con le associazioni ASCOM-CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI e OPERATORI TURISTICI, affinché tutti i commercianti diano ai propri clienti sacchetti per la spesa che poi possono essere utilizzati per contenere la frazione umida da conferire ai siti di compostaggio.

Gli inceneritori possono essere una risoluzione?

Negli anni sessanta rappresentavano la modernità, oggi non li costruiscono più in nessun paese d’Europa. Le tecniche di gestione del ciclo dei rifiuti sono progredite. Esistono sistemi più efficienti e meno inquinanti. Gli inceneritori funzionano grazie agli incentivi del CIP 6 (Comitato Interministeriale dei Prezzi – provvedimento n° 6/1992) e possono trattare solo il 35% dei rifiuti, liberando comunque le ceneri che devono essere conferite in discarica. Sono contraddittori: bruciano risorse che noi chiamiamo rifiuti. Ben cosa diversa è invece trattare l’umido che rappresenta invece la vera risorsa naturale rinnovabile in quanto non possiamo fare a meno di nutrirci. La raccolta differenziata porta a porta è una risposta? Si, ma deve partire subito, già negli uffici pubblici comprese le scuole. Nelle mense scolastiche devono essere eliminate le stoviglie in plastica non riciclabili. Basterebbe iniziare subito con l’intercettazione dell’umido e dell’indifferenziato porta a porta tre volte a settimana, il secco invece con i cassonetti stradali. Interessante potrebbe essere far gestire il tutto da una S.p.A. i cui lavoratori sono pagati in funzione dei risultati conseguiti.

Mancano gli impianti di compostaggio, dove l’umido diventa fertilizzante o ammendante. Come rimediare?

Al di là degli impianti presenti in Campania, al momento non funzionanti, le risorse europee garantiscono fondi sufficienti per costruire almeno un mini impianto di compostaggio sull’Isola, tale da abbattere almeno il 70% l’immondizia da trattare. Il rimanente 30% lo si divide in diversi flussi: vetro, metalli, plastiche. La parte organica è ulteriormente separata e poi sottoposta in parte al compostaggio e in parte alla digestione anaerobica per produrre biogas. Alla fine si riduce del 40% il peso di quel 30% residuo dalla differenziata. Rimarrebbe il 18% dell’immondizia prodotta originariamente. Rifiuto secco, non putrescibile che altrove viene impiegato nei cementifici.

Cosa chiedere all’alto Commissario?

Trasportare tutti i rifiuti fuori regione per sopire le forti tensioni sociali, intanto obbligare subito alla raccolta differenziata i comuni inadempienti, coinvolgere le aziende agricole a costruire impianti di compostaggio. Rendere obbligatoria l’adozione della tariffa rifiuti al posto della tassa, per premiare chi produce meno immondizia. La norma era nella Finanziaria, ma è saltata.