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Guglielmo
Taliercio |
Procida
Sulla questione dell’emergenza
rifiuti, in atto nella Regione Campania, abbiamo sentito
il parere del prof. Costantino D’Antonio, docente presso
l’istituto Comprensivo “F. Caracciolo” – “G. da Procida”
di Procida, da tempo impegnato con la LIPU, di cui è
responsabile per l’isola di Procida, ad affrontare
problematiche di carattere ambientale.
La Campania, quindi anche
Procida, è alle prese con il problema rifiuti. Come se
ne esce?
Il primo passo è la riduzione dei
rifiuti prodotti. Alla Federico II c’è il laboratorio
per ecodesign merci. Mettiamo insieme università e
produttori e troviamo contenitori meno pesanti. Non è
possibile che compriamo, mediamente, 200 grammi di
imballaggi per 10 grammi di prodotto. Un’altra strada da
percorrere subito è un accordo con la grande
distribuzione, che imponga di disimballare i prodotti
all’uscita dei supermercati, dove allestire centri di
raccolta. Poi nel 2010 sarà obbligatorio produrre
sacchetti per la spesa in mater-b un prodotto estratto
dal mais biodegradabile al 100%. Si potrebbero
anticipare i tempi stringendo accordi con le
associazioni ASCOM-CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI e
OPERATORI TURISTICI, affinché tutti i commercianti diano
ai propri clienti sacchetti per la spesa che poi possono
essere utilizzati per contenere la frazione umida da
conferire ai siti di compostaggio.
Gli inceneritori possono essere
una risoluzione?
Negli anni sessanta
rappresentavano la modernità, oggi non li costruiscono
più in nessun paese d’Europa. Le tecniche di gestione
del ciclo dei rifiuti sono progredite. Esistono sistemi
più efficienti e meno inquinanti. Gli inceneritori
funzionano grazie agli incentivi del CIP 6 (Comitato
Interministeriale dei Prezzi – provvedimento n° 6/1992)
e possono trattare solo il 35% dei rifiuti, liberando
comunque le ceneri che devono essere conferite in
discarica. Sono contraddittori: bruciano risorse che noi
chiamiamo rifiuti. Ben cosa diversa è invece trattare
l’umido che rappresenta invece la vera risorsa naturale
rinnovabile in quanto non possiamo fare a meno di
nutrirci. La raccolta differenziata porta a porta è una
risposta? Si, ma deve partire subito, già negli uffici
pubblici comprese le scuole. Nelle mense scolastiche
devono essere eliminate le stoviglie in plastica non
riciclabili. Basterebbe iniziare subito con
l’intercettazione dell’umido e dell’indifferenziato
porta a porta tre volte a settimana, il secco invece con
i cassonetti stradali. Interessante potrebbe essere far
gestire il tutto da una S.p.A. i cui lavoratori sono
pagati in funzione dei risultati conseguiti.
Mancano gli impianti di
compostaggio, dove l’umido diventa fertilizzante o
ammendante. Come rimediare?
Al di là degli impianti presenti
in Campania, al momento non funzionanti, le risorse
europee garantiscono fondi sufficienti per costruire
almeno un mini impianto di compostaggio sull’Isola, tale
da abbattere almeno il 70% l’immondizia da trattare. Il
rimanente 30% lo si divide in diversi flussi: vetro,
metalli, plastiche. La parte organica è ulteriormente
separata e poi sottoposta in parte al compostaggio e in
parte alla digestione anaerobica per produrre biogas.
Alla fine si riduce del 40% il peso di quel 30% residuo
dalla differenziata. Rimarrebbe il 18% dell’immondizia
prodotta originariamente. Rifiuto secco, non
putrescibile che altrove viene impiegato nei
cementifici.
Cosa chiedere all’alto
Commissario?
Trasportare tutti i rifiuti fuori
regione per sopire le forti tensioni sociali, intanto
obbligare subito alla raccolta differenziata i comuni
inadempienti, coinvolgere le aziende agricole a
costruire impianti di compostaggio. Rendere obbligatoria
l’adozione della tariffa rifiuti al posto della tassa,
per premiare chi produce meno immondizia. La norma era
nella Finanziaria, ma è saltata. |