Testimone della magia di un luogo, questo è il mio ruolo rispetto all’isola di Vivara. Lì trenta anni fa, all’inizio della carriera di Ufficiale Forestale, ebbi il mio primo incarico.
Sull'isola ho avuto il privilegio di conoscere il professor Giorgio Punzo che ha dedicato tutta la sua lunga vita a Vivara, come parte del tutto rispetto alla natura intera, come lui stesso avrebbe pensato. E che parte!
Un luogo può avere più testimoni ma si può incarnare in una sola persona.
Mi è capitato tanto tempo fa di conoscere un vecchio pescatore che viveva proprio sul porto di Acciaroli, una bella figura, alto con folti capelli bianchi, un viso bruno marcato dai marosi; di lui si diceva avesse ispirato Hemingway per il romanzo “Il vecchio e il mare”.
In tanti luoghi l’essenza della loro storia si percepisce intuendo con quali intensità siano stati vissuti dalle persone che in essi si sono incarnate.
Ho sempre cercato di spiegarmi la magia di Vivara attraverso l’elemento che si percepisce per primo: il profumo intenso della fitta macchia mediterranea frammisto alla brezza salmastra del continuo frangersi di onde sugli scogli aguzzi; ho perfino scomodato la forza magnetica legata al vulcano di cui Vivara è parte, forza ben nota agli sciamani.
Fatto sta che tutti coloro che hanno avuto la volontà o la sorte di salire su quest’Isola non l’hanno mai più dimenticata e si sono inventati di tutto pur di aver un pretesto per tornarvi.
I burocrati, i politici che l’hanno ignorata, trascurata fino ad arrivare al delitto di abbandono di bene monumentale pubblico è certamente gente per la quale il destino non ha mai stabilito questo incontro.
Vi è poi un nutrito gruppo di persone (tra cui mi annovero), variamente assortito e trasversale per appartenenza culturale e sociale, che ha cercato di fare di tutto per Vivara. Un destino ha collegato Lello Capaldo, Giovanni Lubrano di Ricco, Raffaele del Grosso, Massimiliano Marazzi, Giorgio Bukner, Michele Bianco, l’Assessore Amato, Sandra Di Domenico, Costantino D’Antonio, Davide Zeccolella, Roberto Gabriele, Luigi Miraglia, l'assessore alla Provincia Francesco Borrelli e tanti altri. Poi lunghi anni di oblio, nei quali Vivara sembra aver voluto divenire di nuovo un’isola popolata solo di eriche, mirti, carrubi, olivi e Roverelle ombrose; ma pur nell’abbandono permane la sua Sacralità come elemento più intimamente percettibile. La presenza dell’Olivo e del Carrubo caratterizzanti il clima Oleo-ceratonion, proprio di tutta l’area della Magna Grecia, ci fa rivivere le origini del primo lembo di terra campana ove misero piede i Micenei. La sacralità dell’olivo era ben nota fin dai tempi omerici. I figli di Cercope versarono nella lampada perenne posta a Minerva Poliade (Athena) olio sacro e il culto di Minerva fece dell’olivo un albero sacro; e sull’olivo e sulla Vigna si imperniò lo scenario sacrale ebraico-cristiano: dai culti Dionisiaci al bere rituale del vino quale transustanziazione del Sangue stesso di Cristo.
Nelle serate senza luce nelle quali le stelle del firmamento sembravano più luminose, bevendo il vino “Pèr ’e palummo”, prodotto da Ambrosino, dall'ultima vetusta vigna presente a Vivara, Giorgio Punzo riusciva ad incarnare quelle sacralità presenti e vive sull’isola con la napoletanità, frutto anch’essa di quelle culture, in quella architettura di masseria mediterranea con vasche vinarie romane, archi arabi ed edicole votive.
Su Vivara gli uccelli che avevano attraversato il mediterraneo, le conchiglie, i colori dei fiori e gli insetti che li visitano, il mare e le stelle, la storia, le leggende e le tradizioni… ma come descrivere tutto quello che è vissuto e vive a Vivara se non con tanti flash!? Sprazzi di luce, perché Vivara è l’isola della luce.
Le immagini di questo libro costituiscono forse il modo migliore per tornare a Vivara, come tornano gli uccelli in quest’isola che rappresenta la loro tappa preferita e come tornano a sbocciare i fiori in primavera, così come Giorgio Punzo tanto appassionatamente descriveva:
“Una fioritura meravigliosa di tazzette, eriche, ginestre, mirti e cisti alternati ovunque al verde morbido delle giovani euforbie e delle ferule che in estate raggiungono circa i due metri di altezza”. I loro profumi si mescolano con quelli del mare.
Vincenzo Stabile
Comandante provinciale
Corpo Forestale dello Stato di Napoli