Etimologia
di Carlo Donadio
Procida (nel dialetto locale Pròcita), secondo l’opinione di Gaio Plinio Cecilio Secondo (detto Plinio il Giovane, Naturalis Historia, III, 82, I secolo d.C.) e Servio (58) deve molto verosimilmente il suo nome d’origine greca (Prokeitai da prokiw, giacente, protesa, coricata) o latina (profundo, profusa) rispettivamente alla sua forma piatta, com’era visibile da mare ai primi naviganti greci, oppure alla sua genesi vulcanica, nel significato di sollevata dal fondo del mare o dalle profondità della Terra.
In precedenza lo storico greco Dionigi di Alicarnasso (fine I secolo a.C.), nel suo Archeologia Romana, immaginò che l’origine del toponimo provenisse da quello di una nutrice di Enea di nome Procida, da lui qui sepolta quando vi approdò.
È molto improbabile la derivazione del nome da Procima (Prima Cyme ovvero prossima a Cuma) ad indicare, secondo Marcello Eusebio Scotti (fine XVIII secolo) e Antonio Scialoja (inizio XIX secolo), come doveva apparire quest’isola ai coloni greci nella migrazione dalla vicina Isola d’Ischia; il nome poi divenne Procida, per permutazione di m in d. Poco attendibile è anche una sua origine dall’antico termine pelasgo-albanese Préi ysta (vicina ad Ischia), proposta da Marchianò (XIX secolo).
Vivara (nel dialetto locale Bivàra), secondo Neumann citato da Rittmann (1951), deriverebbe da un termine latino (vereor oppure vivarium) indicante la presenza di risorgive d’acqua dolce o di un vivaio ittico in età romana. Tuttavia, è ragionevole ipotizzare una sua derivazione dalla radice (K)VAR nel significato di curvare, preceduta dal prefisso BI(S), due volte (Pianigiani, 1993), con riferimento alla sua morfologia doppiamente arcuata (due volte curva), tipica di un relitto vulcanico smembrato da fenomeni vulcano-tettonici e rimodellato dall’erosione marina (Aiello et al., 2007).
Non è però da scartare la possibilità che questo nome provenga dall’accadico BARUM nel suo significato di custodire, preservare (Semerano, 1984), da cui è derivato anche l’attuale termine tedesco Bewahren, anch’esso indicato da Neumann; infatti, fin dai tempi più remoti l’isola avrebbe costituito per i natanti un naturale e sicuro ridosso dai marosi.
Comunque sia, gli attuali nomi delle isole di Procida e Vivara, tralasciando la loro più o meno corretta etimologia, conservano la loro origine arcaica e scilinguata nella corrente lingua italiana e nelle espressioni dialettali campane.
[18 dicembre 2007]