Omaggio a De Lorenzo
di Davide Zeccolella
"Con vera intima
gioia, perlustrando nel settembre del 1899 questo cratere di Vivara,
che si bellamente si schiude tra tanto riso di mare e di cielo,
vedemmo che esso offre anche molta e preziosa materia di studio,
sia per le rocce di cui è costrutto e pel modo come queste sono insieme scompaginate,
che per la sua intima tettonica stessa e per le sue forme esteriori,
ci aiutano a decifrare anche le forme, la genesi e le vicende
di non pochi consimili vulcani dei dintorni di Napoli"
Così il professore di Lagonegro, Giuseppe De Lorenzo, descriveva a fine ‘800 il cratere di Vivara, uno dei suoi tanti e fantastici racconti che hanno svelato non pochi segreti sui paesaggi dell’Italia meridionale. Domani, 27 Giugno, ricorrono i 50 anni dalla scomparsa del grande studioso e poeta (perché no!), a Napoli e a Lagonegro ci saranno due manifestazioni in suo ricordo… Sarebbe opportuno che il Comune di Lagonegro e altri Enti sovracomunali, come la Provincia e la Regione Basilicata promuovessero un "Premio Internazionale" ispirato e intitolato alla figura e all’attualità del geologo Giuseppe De Lorenzo.
Dalle isole Flegree vogliamo ricordarlo proponendo due dei suoi piacevolissimi scritti che parlano di mare e di isole.
Così ricordava il suo primo viaggio, durante l’infanzia, e il paesaggio marino che gli apparve quando, in braccio al padre, percorreva a cavallo la strada verso Maratea:
" …ai miei occhi apparve una cosa nuova, mirabile, portentosa che è rimasta poi nella mia mente indelebilmente impressa con l’immagine di quella prima visione: una distesa infinita, cerulea, che in suo giro lontano confinava col cielo: il mare, e all’orizzonte un cono: -ecco lo Stromboli- disse mio padre, e cercò di spiegarmi quella essere una montagna cinta dal mare, la quale dalla sommità caccia fuoco e fumo. Il suo nome e l’idea di quel fuoco sotterraneo, acceso tra mare e cielo, destava in me una sorpresa estatica, uno stupore, un’ammirazione grandissima".
Infine l’omaggio di De Lorenzo ad un tramonto procidano del lontano 1909:
Siffatto è il magico incanto, che si effonde su quel mare d’opale, quando a sera si tinge dei fuochi del Vespero e poi a poco a poco si stinge e s’imbruna sotto il cielo notturno, in cui ardono le stelle pudiche e taciturne, mentre tra l’acqua e il cielo s’allungano morbide le forme dei Campi Flegrei e , più morbida fra tutte, si allunga e si stende l’isola di Procida
G. De Lorenzo, I Campi Flegrei, 1909
In quale lavoro scientifico oggi troviamo simili entusiasmi??
Viva De Lorenzo!
Davide Z.
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