
Saliamo per la ripida scalinata che fu fatta costruire
negli anni '30 dal dottor Scotto Lachianca, a quell'epoca proprietario
dell'isolotto,
per accogliere degnamente la
Principessa Maria Josè (moglie di Re Umberto
II di Savoia). Maria Josè, che per i tragici eventi della seconda guerra
mondiale, fu regina d'Italia solo per un mese, durante i mesi estivi amava fare
il bagno nelle cale dell'isola di Procida a bordo del suo panfilo; si recò
spesso a Vivara in quanto vi trovava un'oasi di grande bellezza e pace. Alla
coppia reale fu addirittura offerto dal proprietario di
diventarne proprietari: rifiutarono cortesemente.
Poco prima di terminare la
salita, notiamo sulla sinistra un bivio che ci indica
l'inizio del sentiero
orientale. Mentre, terminata la scalinata vediamo davanti a noi il lungo vialone
del sentiero centrale, mentre sulla destra
c'è una scalinata che porta a due costruzioni immerse in una fitta vegetazione:
si tratta del
Fortino,
una delle costruzioni militari di Vivara. I due
edifici furono costruiti dai soldati francesi in epoca napoleonica:
il
primo con pietra cementata, coperto a botte, mentre
il secondo è formato di due ambienti con volte a botte, varie
feritoie a "baionetta" ed un tetto a capanna in pietra, ricoperto da
vegetazione.
Continuando per il sentiero principale fiancheggiato dai tipici
corbezzoli, dall'erica e dal mirto, arriviamo al
cancello che delimita la zona
degli impianti dell'acquedotto. Accanto c'è l'unica
fonte d'acqua dell'isola. A due passi dalla fontanina possiamo ammirare
uno splendido esemplare di quercia
secolare, appartenente alla specie Roverella (Quercus pubescens), che, insieme ai lecci,
sono le uniche specie del genere Quercus presenti sull'isola.
Sopra la
scalinata a sinistra della fontanina, c'è, circondato dalla vegetazione,
"Il
Cantinone" di epoca napoleonica, costituito da un unico, grande edificio
a forma rettangolare sul cui utilizzo le notizie sono incerte.
Lasciato il
Cantinone, si continua a destra per un sentiero che si snoda tra i boschetti
di Erica,
di Corbezzoli e di grossi Olivi. Il sentiero conduce alla parte più alta dell'Isola, agli edifici padronali.
Incontriamo
per primi una torre di avvistamento ed
una vaccheria. In realtà, la
torre, come è chiamato a Procida, un
"pulpito"ovvero un appostamento che di solito
veniva costruito per la caccia; la vaccheria era un tempo, un fortino di caccia. Vicino
a questi due edifici possiamo ammirare anche un bel esemplare di
carrubo
alto oltre i dieci metri, i cui frutti erano usati come alimentazione per il bestiame.
Proseguendo arriviamo
all'antica villa e, passando sotto l'arco di ingresso possiamo leggere sulla pietra di volta
la data di costruzione: 1681.
Questa fu costruita dal Duca di Bovino Giovanni Guevara che la destinò
a casino di caccia. Dalle
sue stanze, si gode una vista incantevole sia (a sud)
sulla bocca grande che separa le isole di Capri
e Ischia sia a occidente
sull'isola di Ischia e l'imponente
monte Epomeo,
antico vulcano ormai spento. All'interno della villa ancora si
ammirano eleganti manufatti come
l'altare della cappella
con maioliche azzurre seicentesche.
Nel XIX secolo, il complesso fu adibito ad azienda
agricola. Ne sono testimonianza i locali che si trovano al piano terra, come il
locale che ospita il frantoio,
la cantina per metà scavata nella roccia,
le
vasche maiolicate che contenevano olio d'oliva e tutti gli
attrezzi per la produzione olearia e
vinicola. I prodotti dell'azienda erano
rinomati e di ottima fattura, ma il territorio limitato e i metodi artigianali
non permisero la continuazione dell'attività.

L'azienda agricola modificò
parte dell'aspetto vegetazionale; infatti, molti tratti boschivi furono sostituiti
dagli olivi e dalla
vite
(in una foto degli anni settanta).
Con l'abbandono dell'attività di coltura, la vegetazione
spontanea si è riappropriata dei terreni che gli erano stati sottratti.
Di fronte alla villa padronale troviamo la
casa
colonica. al piano superiore troviamo un tipico "cucinone" rustico
con tanto di camino-focolare. Questi ambienti sono stati fino al 1993 la sede
dell'Unione Trifoglio, i cui attivisti avevano allestito una sala convegno, una
biblioteca, una collezione di conchiglie di organismi diffusi nel bacino del Mediterraneo, oltre
a sette acquari con
organismi marini
che vivono nell'attuale Parco Marino "Regno di Nettuno".
Altre costruzioni sono il forno,
il pozzo dal quale si accingeva l'acqua dalla cisterna e, più avanti sulla
sinistra, una vecchia stalla in muratura che ospitava un simpatico asino
chiamato Ciccillo.
Il
sentiero continua in lieve pendenza verso un pianoro e, alla fine dello stesso, un terrazzo
circolare che sovrasta i resti di un antico
torrione difensivo. Da qui la vista è stupenda: il panorama è dominato
ad ovest dall'isola d'Ischia, in lontananza troviamo l'isola di Capri, a oriente il
Vesuvio,
i Campi Flegrei e sotto i nostri occhi la bella e piccola
isola del golfo
partenopeo, Procida.