IL CRATERE DI VIVARA
"Con vera intima gioia,
perlustrando nel settembre del 1899 questo cratere
di Vivara,
che sì bellamente si schiude tra tanto riso di mare e di
cielo,
vedemmo che esso offre anche molta e preziosa materia di
studio,
sia per le rocce di cui è costrutto
e pel modo come queste sono insieme
scompaginate,
che per la sua intima tettonica stessa…"
[De Lorenzo
e Riva, Il cratere di Vivara nelle isole Flegree, 1900]
Così i geologi De Lorenzo e Riva raccontavano, a fine ottocento, in maniera suggestiva il cratere di Vivara che rappresenta il lato occidentale, ben conservato, di un cratere vulcanico pleistocenico.
In un recentissimo studio, gli autori Aiello et al. (2007), utilizzando dati ottenuti da studi vulcanologici, morfologici, paleoecologici e geoarcheologici, hanno ricostruito la complessa evoluzione del sistema vulcanico Procida-Vivara, situato a ovest del Golfo di Napoli, tra l’isola di Ischia e I Campi Flegrei, degli ultimi 75 mila anni. Il lavoro è qui scaricabile.
Di seguito una sintesi del lavoro fatta da uno degli autori (Donadio), soprattutto per chi non mastica bene l'inglese.
Evoluzione geomorfologica delle isole di Procida e Vivara
Carlo Donadio
Le isole di Vivara e Procida rappresentano un lembo periferico della più ampia area vulcanica policraterica dei Campi Flegrei, posta al bordo costiero settentrionale della Campania. La singolare storia geologica, la fisiografia ed il vulcanismo attivo di questa zona hanno indirizzato la produzione scientifica verso studi miranti ad approfondirne gli elementi geovulcanologici, soprattutto in occasione delle crisi bradisismiche degli anni ’70 e ’80 focalizzate nell’area puteolana, trascurando l’aspetto essenziale costituito dalla totalità dell’estensione del campo vulcanico di cui queste due isole flegree rappresentano il margine occidentale.
Le ricerche sono state finalizzate invece a comprendere meglio la dinamica morfoevolutiva di questo settore periflegreo, dove ben si rileva la mutua e complessa interazione tra morfologie eruttive, fenomeni vulcano-tettonici ed oscillazioni eustatiche nell’intervallo tardo-pleistocenico─olocenico, documentata dalle forme dei rilievi emersi e sottomarini, dalle analisi paleoambientali e dai dati geoarcheologici.
Infatti, mediante l’analisi di dati vulcanologici, geomorfologici, paleoecologici ed archeologici è stato possibile ricostruire l’articolata evoluzione del sistema vulcanico insulare di Procida-Vivara negli ultimi 75.000 anni.
L’evoluzione morfologica tardo-pleistocenica è stata essenzialmente controllata da una serie di intense eruzioni piroclastiche che hanno interessato non meno di otto edifici vulcanici, la maggior parte dei quali all’epoca posti in ambiente sottomarino, ubicati a Vivara, Procida e nelle circostanti aree oggi sommerse, oltre che i vicini centri eruttivi ischitani e flegrei. Probabilmente i centri eruttivi insulari sono progressivamente migrati in senso orario tra circa 75.000 e 18.000 anni fa, data quest'ultima in cui l’attività vulcanica ─ iniziata a Vivara oltre 40.000 anni fa ─ termina nell’Isola di Procida (eruzione di Solchiaro).
La diffusa presenza di lembi di terrazzi d’abrasione marina e di tracce di solchi di battente modellati nelle piroclastiti, sia emersi sia sommersi a varie quote, il rinvenimento in strati affioranti (Cimitero) di microfossili di ambiente infralitorale e l’identificazione di almeno tre paleosuperfici sepolte da paleosuoli in entrambe le isole e tra di loro correlabili indica il susseguirsi di almeno tre fasi di sollevamento differenziale del suolo. Tali fasi hanno interagito con le fluttuazioni verticali tardo-quaternarie del livello marino e risultano intervallate da almeno due periodi di generale stabilità dei movimenti verticali del suolo. Una fase finale di stabilità, caratterizzata dalla deposizione di prodotti piroclastici flegrei ed ischitani, è iniziata nell’Olocene medio (circa 5000 anni fa). Inoltre, alcune superfici spianate sommitali di genesi complessa ed il tombolo sabbioso di Chiaiolella-Campo Inglese si sono sviluppate a partire da quest’epoca fino all’attuale, nonostante l’antropizzazione più o meno spinta degli ultimi cinquanta anni.
Recenti rilievi archeologici svolti in entrambe le isole e sondaggi condotti a Procida confermano la presenza di una laguna evolutasi in un ambiente palustre nella zona alle spalle del tombolo sabbioso di Chiaiolella-Campo Inglese che si è formato dopo l’ultima fase di sollevamento, tra l’epoca greco-romana ed il XV-XVI secolo. Queste aree sono state gradualmente colmate da sedimenti marini e continentali fino al XX secolo.
Infine, le ricerche hanno messo in evidenza che il settore vulcanico di Procida-Vivara nel Pleistocene superiore – Olocene è stato interessato da dislocazioni indipendenti e meno marcate rispetto ai movimenti verticali manifestatisi nei limitrofi settori dell’Isola d’Ischia e dei Campi Flegrei. Tali dislocazioni recenti, confermate anche dalla presenza nei pressi di Punta Mezzogiorno a Vivara di una scala scolpita nella locale formazione piroclastica con la base a circa -9.5 m di profondità e verosimilmente d’età egeo-micenea (Bronzo 1 e 2, 4.100-3.800 anni circa prima del presente), medesima età delle strutture e degli artefatti ceramici e metallici rinvenuti nel sito ubicato sulla sommità di quest'isola), sono state probabilmente controllate da fenomeni vulcano-tettonici piuttosto che bradisismici (lente deformazioni pseudo-elastiche del suolo connesse ad intrusioni magmatiche e/o pressione di gas e vapore acqueo), come invece è noto da tempo per l’area flegreo-partenopea.
[5 dicembre 2007]