IL CONIGLIO SELVATICO
Oryctolagus cuniculus huxleyi Haeckel, 1874
Il
coniglio selvatico presenta una lunghezza variabile dai 34 ai 47 centimetri, dei
quali la coda prende dai 4 ai 7 centimetri. La testa è ben distinta dal corpo,
grande ed arrotondata; con orecchie relativamente corte e di colore uniforme;
occhi grandi e rotondi. Gli arti anteriori sono più brevi di quelli posteriori;
la coda è quasi completamente bianca.
La
colorazione del corpo è prevalentemente bruno chiaro, rossastro e grigio
frammisto a peli neri. Sono frequenti le anomalie di colore, con presenza di
forme melaniche (mai osservate a Vivara). La sua massa varia da 1 a 2
chilogrammi.
Di carattere timido e socievole, vive in colonie all`interno di un sistema di
tane e gallerie sotterranee. La famiglia è composta da un numero variabile (da 2
a 8) di adulti dei due sessi che sono organizzati con una struttura gerarchica
con regole ben precise.
Ogni
membro del gruppo ha una sua posizione sociale all`interno della famiglia. Più
alto è il rango e più sono facilitate le sue attività (priorità nell`accesso al
cibo, ai rifugi, alle femmine, ecc.). Il senso più sviluppato è quello
dell'olfatto e gli odori sono uno dei principali mezzi di comunicazione. Urine e
feci vengono infatti utilizzate, assieme alle ghiandole anali, per marcare i
territori. In generale ogni individuo si allontana solo di poche centinaia di
metri dalla sua tana.
La
sua presenza in inverno si può rilevare dalla "scorticatura" delle cortecce, di
cui si nutre in mancanza di sostanze vegetali come gemme, germogli, piante
erbacee, radici, cortecce, frutta, bacche, semi, foglie.
Frequenta zone erbose naturali o coltivate di pianura e di collina, fino ai 500
metri sul livello del mare, raramente fino a 800-1.000 m s.l.m.. Per la
necessità di scavare rifugi sotterranei ha preferenze per i terreni asciutti e
ben drenati, sabbiosi e moderatamente argillosi, ricchi di bassi cespugli,
macchia, gariga o rocce che possono offrire un riparo.
In superficie il coniglio selvatico è attivo al crepuscolo e nelle ore notturne,
soprattutto alla ricerca del nutrimento, per il corteggiamento e per marcare il
suo territorio. Le ore diurne le trascorre invece sotto terra, in condizioni di
oscurità o semi-oscurità. Se avvista qualche pericolo, ne dà notizia ai compagni
raspando fortemente in terra con le zampe posteriori.
La specie è nota per la sua prolificità. La stagione produttiva è estesa a quasi
tutto l'anno, con 5-6 "nidiate"; dopo una gestazione di 4 settimane nascono 3-7
cuccioli di circa 30 g con gli occhi chiusi e senza peli. Tra il 7° ed il 10°
giorno aprono gli occhi e dopo la terza settimana vengono svezzati. La maturità
sessuale è raggiunta dalle femmine a 3 mesi e mezzo, dai maschi a 4 mesi. La
durata massima della vita è di 6-7 anni, anche se raramente supera i tre anni
(in cattività può raggiungere i 10 anni).
E' predato dai Falconiformi e grossi Strigiformi stanziali e di passo sull’Isola.
La specie era originariamente diffusa in parte dell’Europa (Spagna, Francia) e
dell’Africa nord-occidentale (Marocco e Algeria). I più antichi resti fossili
appartenenti al genere Oryctolagus (Lillijeborg, 1873) sono stati
rinvenuti nel sud della Spagna e risalgono ad un periodo pre-Pleistocenico.
La
specie fossile Oryctolagus layensis del tardo Miocene, rinvenuta sempre
nella Penisola Iberica, sembra essere il diretto antenato dell’attuale O.
cuniculus apparso nel medio- Pleistocene in Andalusia, Spagna meridionale, e
dalla quale, 4000 anni fa ha iniziato la colonizzazione nel bacino del
Mediterraneo, Nord Africa incluso, ad opera dei Fenici prima e dei Romani in
seguito. I conigli selvatici, tenuti in cattività a scopo alimentare, sono stati
trasportati in tutta Europa ed allevati all’interno di apposite strutture.
La
fuga di alcuni individui dagli allevamenti, unita alle trasformazioni ambientali
operate dall’uomo, quali la deforestazione e l’evoluzione delle tecniche di
coltivazione, ha consentito a questa specie di formare in natura popolazioni
stabili e riproduttive. I primi dati certi della presenza del Coniglio selvatico
nel Golfo di Napoli sono datati al 230 a. C. da Ateneo, che riporta la presenza
di abbondanti popolazioni di questa specie sull’Isola di Nisida.
Relativamente
recente è l’introduzione in Australia, Nuova Zelanda, Cile ed in molte isole
pacifiche, pertanto la specie è considerata cosmopolita
In Italia lo si trova ovunque, in particolare nelle regioni del nord, in Toscana, in Sicilia ed in Sardegna meridionale. In Campania è presente con una popolazione di discreta importanza nel Parco Nazionale del Vesuvio e lo era anche nella Riserva Naturale di Stato di Vivara, prima della sua estinzione, diversi anni fa, operata dai bracconieri, alcuni dei quali hanno introdotto delle varietà “domestiche” più grandi a scopo bracco-venatorio!
[marzo 2005]